Stemma del Conume di Davagna

Via Bombrini 14 - Davagna 16022 - tel. 010907107 - fax. 010907195
Davagna
comune
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Panorama di Davagna
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Dati amministrativi
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Valter Ricci (Lista civica"Davagna di tutti") dal 07/06/2009
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Territorio
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2.018[1] (31-12-2010)
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91,19 ab./km²
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Calvari, Canate, Moranego, Rosso
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Comuni confinanti
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Altre informazioni
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16022
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010021
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D255
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GE
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zona 3B (sismicità bassa)
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zona E, 2369 GG[2]
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davagnesi
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Giorno festivo
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Localizzazione
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Davagna
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Posizione del comune di Davagna nella provincia di Genova
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Il comune è situato in val Bisagno, a circa 25 chilometri ad est di Genova, e il suo territorio è costituito da quattro ambiti territoriali quali Davagna Capoluogo, Rosso, Calvari e Moranego per un totale di 22,13 chilometri quadrati; tali frazioni comprendono ulteriori località quali Capenardo, Paravagna, Piancarnese, Sottana e Villamezzana (Davagna Capoluogo); Dercogna, La Presa e Meco (Rosso); Canate, Cavassolo e Marsiglia (Calvari); Bregallo, Scoffera, Sella e Sottocolle (Moranego).[5] Confina a nord con il comune di Montoggio, a nord-est con il comune di Torriglia, a sud con Bargagli, ad ovest con Genova e ad est con Lumarzo.
Attraverso il passo dello Scoffera (674 metri sul livello del mare) è possibile il collegamento viario tra le due valli del torrente Bisagno e lo Scrivia; il passo fu un'antica via di comunicazione tra la costa ligure e la pianura padana soprattutto per i traffici commerciali.
Il territorio comunale fa parte del Parco naturale regionale dell'Antola. Davagna ha fatto parte della Comunità Montana Alta Val Trebbia fino al 1º gennaio 2009 quando con la disciplina di riordino delle comunità montane, regolamentate con la Legge Regionale n° 24 del 4 luglio 2008[6]e in vigore dal 1º gennaio 2009, il comune è stato escluso delegando la Comunità Montana delle Alte Valli Trebbia e Bisagno alle funzioni amministrative in materia di agricoltura, sviluppo rurale, foreste e antincendio boschivo.


Ponte Cavassolo
Le origini antiche del comune sono testimoniate dalla presenza del toponimo del capoluogo, e di diverse sue frazioni, in numerosi documenti a partire dal 916, soprattutto in alcuni atti ecclesiastici. In particolare Calvari viene spesso nominata come crocevia per il trasporto lungo il torrente Bisagno del legno dicastagno verso Genova per la costruzione delle navi.
L'importanza acquisita nei secoli dal comune è anche data dalla sua posizione: il comune, infatti, è posto lungo la via dell'antico acquedotto genoveseche riforniva il capoluogo regionale.
All'inizio del XIX secolo nell'aprile del 1800, Davagna fu teatro di una sanguinosa battaglia trafrancesi e austriaci.
Il completamento definitivo dell'istituzione comunale avvenne nel 1891 contemporaneamente alla costruzione di strade provinciali per il raggiungimento di tutte le frazioni e località di Davagna.
Simboli

« D'azzurro, al leone d'argento con un giglio d'oro nella zampa anteriore destra. Scudo sormontato da una corona formata da un cerchio di muro in oro, con quattro porte, sormontato da otto merli, uniti da muriccioli di colore argento. Ornamenti esteriori da comune »
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(Descrizione araldica dello stemma)
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Lo stemma ufficiale è stato concesso con Decreto Reale datato al 1894.
Monumenti e luoghi d'interesse


Architetture religiose
§ Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista nella località di Marsiglia. Citata già nel 1213 all'interno sono conservate le reliquie di san Celestino e una croce argentea, portata solennemente in processione durante le festività religiose, riscatta dalla popolazione durante l'invasione dell'esercito napoleonico nel 1798.
§ Santuario di Nostra Signora della Vittorie presso il passo dello Scoffera.
§ Cappella di San Bernardo nella località di Capenardo a ridosso del monte Candelozzo.
§ Cappella di San Nicolò nella località di Dercogna. Edificata nel medioevo fu ricostruita dal parroco locale nel 1937.
§ Cappella del Sacro Cuore di Gesù nella località di Paravagna-Sottana.
Architetture civili
Le vestigia dell'acquedotto con il ponte a schiena d'asino e il ponte-canale a sei arcate in località Presa e Cavassolo.
Frazione abbandonata


Nel territorio del Comune si trova, nella valle omonima, la frazione di Canate costituita da una cinquantina di case e totalmente abbandonata per anni. Può essere raggiunta dal ponte di Cavassolo o percorrendo una mulattiera che inizia dalla frazione di Marsiglia e conduce a San Martino di Struppa.
Questa frazione, risalente al XII secolo, fu teatro, nel 1944, di un incendio per rappresaglia dei nazi-fascisti, come ricorda una lapide apposta dalla "Brigata volante Severino" della Divisione garibaldina Cichero.
Società
Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
Etnie e minoranze straniere
Al 31 dicembre 2009 gli stranieri residenti a Davagna sono 43, pari al 2,16% della popolazione comunale. Le nazionalità più numerose sono:
Cultura


Il santuario di Nostra Signora delle Vittorie
Eventi
Economia
L'economia del comune si basa principalmente sulla produzioni agricola e su quella industriale.
Infrastrutture e trasporti
Strade
Il centro di Davagna è attraversato principalmente dalla strada provinciale 14 di Davagna che gli permette il collegamento stradale con Genova a sud ovest. Il comune non è raggiungibile direttamente tramite autostrada, pertanto il casello autostradale di Genova Est sull'Autostrada A12 è l'uscita consigliata per raggiungere la destinazione partendo dalla città di Genova. Si proseguirà poi sulla strada provinciale 45 di Val Trebbia la quale collega Genova con Piacenza fino al bivio per Davagna.
Arrivando dal Nord Italia, invece, percorrendo l'autostrada A7 Milano - Genova, l'uscita è quella di Busalla. Si prosegue poi sulla strada provinciale 226 di Valle Scrivia, dove sono presenti le indicazioni per il passo dello Scoffera, per riallacciarsi con la SP 45. Nei pressi del bivio tra la SP 226 e la SP 45 un'altra provinciale, la SP 62 Franco Rolandi, permette il collegamento tra Davagna e Torriglia.
Ferrovie
Amministrazione
Sindaco: Valter Ricci (Lista civica "Davagna di tutti") dal 07/06/2009
Indirizzo della casa comunale: Via Giovanni Bombrini, 14
Amministrazioni precedenti
Periodo
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Primo Cittadino
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Partito
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Note
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Giovanni Battista Cravino
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Marsiglia (Davagna)
Marsiglia
frazione
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Panorama dell'abitato
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Dati amministrativi
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Territorio
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Altre informazioni
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16022
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010
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marsigliesi
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Giorno festivo
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Localizzazione
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Marsiglia
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Marsiglia è una località della frazione di Calvari nel comune di Davagna, in alta valle Scrivia inprovincia di Genova. Dista 2,41 chilometri dal medesimo comune di Davagna e sorge a 553 metri sul livello del mare.
Storia
Secondo una leggenda locale il borgo sarebbe stato fondato da un gruppo di persone originarie di Marsiglia, da qui l'origine del nome.
Documenti ecclesiali del 1213 testimoniano della presenza di una chiesa nell'abitato, che verrà indicata come in rovina in un documento del 1386. In questo periodo la parrocchia di Marsiglia venne governata da un unico rettore assieme a Calvari, da cui sarà disunita nel 1600 divenendo parrocchia indipendente e la costruzione di una chiesa a navata unica, ma con tre altari, completata nel 1645 con la costruzione del campanile.
L'abitato venne incendiato e saccheggiato durante le guerre napoleoniche e recentemente, 1940, la parrocchia di Marsiglia è stata elevata a prevostura.
Galleria fotografica

Marsiglia
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Marsiglia
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Chiesa di Sant'Andrea (Davagna)
Chiesa di Sant'Andrea
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Località
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Inizio costruzione
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Completamento
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Cenni storici e descrizione
La chiesa, situata nell'antico borgo di Calvari, è risalente al XIV secolo ed è considerata uno dei monumenti più interessanti del Comune. Le prime notizie sulla chiesa sono databili dal 21 maggio del 1202.
All'interno sono presenti tre altari; il maggiore, databile al XVII secolo, è dotato di un artistico tempietto a doppio tabernacolo. Ai due lati furono adattate le porte laterali - con statue ornamentali in marmo - provenienti dall'Eremo di Camaldoli di Poppi,nell'aretino, soppresso dal nuovo codice di Napoleone Bonaparte del 1798. Il notevole altare di sinistra è opera del maestro Giuseppe I Gaggini, mentre l'altare destro - dedicato alla Madonna del Rosario - è abbellito dai quindici quadretti raffiguranti i Misteri.
Sulla facciata dell'oratorio è presente un antico mosaico ed il sagrato circostante è stato eseguito usando ciottoli del torrente Bisagno nella tecnica denominata rissou. Negli ultimi anni la parrocchiale è stata restaurata ed è stato recuperato l'antico sagrato.
Voci correlate
Chiesa di Santo Stefano (Davagna)
Chiesa di Santo Stefano
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Località
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Inizio costruzione
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Cenni storici e descrizione


Tracce dell'impianto romanico nell'abside esterna
Alcuni documenti datati al 17 settembre1198 testimoniano la donazione al rettore, prete Giovanni, di una terra per la costruzione di un nuovo tempio religioso nel territorio di Rosso. Il 12 febbraio del1272 s'iniziarono i lavori di erezione di un piccolo campanile ad opera del locale maestro Giacomo de Suripa.
La chiesa subì un rifacimento nel XVI secolo e presenta al suo interno, ad unica navata, sette altari dei quali quattro in marmo; quello maggiore è risalente al XVII secolo. All'interno sono conservati due opere pittoriche di rilievo quali un quadro raffigurante Santo Stefano, attribuito a Giovanni Cambiaso, e una tavola anch'essa ritraente il santo con altre figure di santi del pittore Bernardino Fasolo del 1520.
La parrocchiale fu promossa al titolo di vicariato e di arcipretura il 19 aprile del 1674 dall'arcivescovo di Genova Giovanni Battista Spinola. Nei secoli a seguire ben due volte la struttura rischiò di cadere in una rovina a causa di assestamenti collinari, ma il costante lavorio con profonde e poderose rifondazioni scongiurarono gli ormai certi crolli.
Chiesa di San Giovanni Battista (Davagna)
Chiesa di San Giovanni Battista
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La chiesa di San Giovanni Battista a Marsiglia
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Storia
La presenza di un tempio religioso nella località di Marsiglia è testimoniato da due legati del 5 e 11 novembre 1213 dove si attestò la presenza di un'antica chiesetta. Fino al 2 dicembre del 1248 e ancora nel 1303 le due comunità religiose di Marsiglia e Calvari furono governate da un unico rettore.
In una dichiarazione datata al 5 maggio del 1386 si documentò la forte rovina della struttura e la quasi totale assenza di parrocchiani locali. La scissione delle due comunità frazionali è persino documentata in una lettera del pontefice Clemente VIII, datata il 15 marzo 1600, il quale avvisò il vicario generale di Genova che l'arcivescovo Matteo Rivarola in occasione della sua visita al paese smembrò "religiosamente" le due frazioni.
Inoltre il papa scrisse la sua intenzione di affidare il patronato e il diritto di presentazione del rettore, anche in caso di parere contrario dei parrocchiani, al benefattore genovese Giovanni Tamburi a seguito della spontanea donazione di 150 lire. La chiesa fu elevata al titolo di parrocchiale nel 1603, grazie al nuovo presule Orazio Spinola, suffragandola alla pieve di Santa Maria Assunta di Bargagli.
La chiesa fu costruita ad unica navata con tre altari; una grande lapide in latino ricorda il gesto benevolo del genovese Tamburini e i conseguenti privilegi acquisiti. La torre campanaria fu costruita in seguito nel 1645. Dal1674 fu unita alla chiesa parrocchiale di Santo Stefano della frazione di Rosso, sottraendola dal controllo di Bargagli.
Nel corso dell'invasione delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, nel 1797, la canonica subì saccheggi e l'archivio parrocchiale fu dato alle fiamme dai soldati d'oltralpe. Con decreto del 27 agosto 1940 il cardinale di Genova Pietro Boetto elevò la chiesa parrocchiale a prevostura.
Chiesa di San Colombano (Davagna)
Chiesa di San Colombano
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Inizio costruzione
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Storia


Il campanile
Secondo alcune fonti locali la presenza di una chiesa nella frazione di Moranego è documentata a partire dal 23 aprile 1206. Nel 1304 fu unita sotto unico controllo del rettore della chiesa di san Tomaso di Boasi (Lumarzo) e dal 1311 suffraganea della pieve Santa Maria Assunta di Bargagli. Fu elevata al titolo di parrocchiale indipendente dal 1580.
Proprio a partire dal 1580 fino al 1582 subì una prima ricostruzione che divenne definitiva dopo i secondari lavori del 1635 - 1636. Secondo alcuni documenti della prima metà del XVII secolo la chiesa fu intitolata a san Bartolomeo apostolo, ma pochi anni dopo si ritornò all'antica intitolazione.
L'attiguo campanile fu costruito molto più tardi, nel 1828, ma appena cent'anni dopo la struttura campanaria rischiò di crollare; per tali motivi l'autorità competente vietò il transito in prossimità della chiesa e ordinando l'immediato sgombero della canonica e di un'altra abitazione. Poiché la situazione non presentò altre alternative, con ordinanza prefettizia del 27 novembre 1927 si ordinò la chiusura della struttura e nel settembre del 1928 si diede inizio alla demolizione.
Curiosamente la chiesa e il campanile non furono demoliti poiché nuovi lavori durati tre anni, commissionati dal curato di Rosso don Giovanni Battista Piccardo, permisero la riapertura della chiesa e il raddrizzamento della torre campanaria. La domenica del 9 agosto 1931 l'arcivescovo di Genova poté ufficializzare la solenne inaugurazione. Fu eletta in prevostura il 19 novembre del 1915 da monsignor Lodovico Gavoti.
Bibliografia
D.C. 261 - 265; 437. Rem. reg. X, 43 - 60. A.F. 690 - 698.
§ A.S.G. Diversorum Collegi, num. 72, supplica 12 giugno 1635.
§ Valeria Polonio, Il monastero di S. Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia, Genova, 1962, p. 44.
§ A.C. Come don Piccardo è riuscito a raddrizzare il campanile pericolante della chiesa di Moranego, in "Il Secolo XIX" del 6 dicembre 1929.
§ "R.D." agosto 1931, p. 287; nov.-dicembre 1915, p. 332.
§ P. Novella, 1928, pp. 429 - 430; 1939, pp. 671 - 672.
Area Tematica: storia e cultura
Area Geografica: Appennino Ligure
Canate di Marsiglia: un paese abbandonato
Il borgo di Canate, di origine medievale, risale al XII secolo ed è situato ad una altitudine compresa tra i 537 ed i 555 metri sopra il livello del mare, sul versante meridionale del monte Lago. La parte principale del paese si è sviluppata lungo la dorsale orientata con giacitura nord/sud, delimitata verso ovest dal Fosso Ronchi e ad est dal Fosso delle Crese.
La piccola frazione del Comune di Davagna, ha la forma di una “T”, il cui tratto superiore si è sviluppato lungo la strada che collega la frazione di San Martino di Struppa con il paese di Marsiglia, mentre la parte inferiore è stata edificata lungo lo stretto sentiero che dal centro del borgo conduce in ripida discesa, verso il rio Canate ed il ponte di Cavassolo posto al confine con il Comune di Genova.
La prima edificazione del borgo è probabilmente avvenuta in corrispondenza del trivio tra le principali vie di comunicazione che raggiungono il paese ad una quota di 545 metri s.l.m.; qui è stata costruita una delle case più belle e ben rifinite dell’intero paese, dotata di tetto a quattro falde, marcapiani e persiane.
Un altro fabbricato di notevole dimensioni, considerate anche le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime ed il loro trasporto, è ubicato invece appena entrati nel paese percorrendo il sentiero proveniente da San Martino di Struppa; disposto su quattro piani fuori terra è antistante una fonte con annesso trogolo, punto di approvvigionamento di acqua potabile per l’intero paese.
Attualmente il borgo di Canate è costituito da circa una cinquantina di costruzioni, di cui trentacinque ancora in discrete condizioni di manutenzione, avendo ancora integra la relativa copertura. Vi sono poi alcuni ruderi di piccoli fabbricati dei quali si sono conservati solo parte dei muri perimetrali e di cui non è possibile risalire alla originaria destinazione d’uso. La parte del paese circostante la zona edificata era terrazzata per la coltivazione della vite, verdura e quant’altro necessario al sostentamento dei suoi abitanti.
Quello che salta immediatamente agli occhi arrivando a Canate è la tipologia delle sue case, che rispetto ad altri piccoli agglomerati simili, presentano delle caratteristiche non propriamente tipiche delle case contadine o comunque “povere”.
Molti dei fabbricati dispongono infatti di piccoli terrazzini dotati di belle ringhiere in ferro lavorato, scale esterne con scalini rivestiti in ardesia, fasce marcapiano, cantonali ecc. Le coperture sono quasi tutte a due falde con alcune eccezioni di alcune case con tetto a quattro falde, tutte ultimate con tegole in laterizio tipo marsigliesi.
Numerosi sono i fabbricati dotati di persiane alle finestre e disposti su tre o addirittura quattro piani fuori terra; alcuni hanno già solai di interpiano in calcestruzzo e putrelle in ferro, materiali che hanno sostituito i vecchi impalcati in tavole di legno di castagno, così come le pareti interne eseguite in mattoni e intonacate. Le murature perimetrali sono tutte realizzate in muratura di pietrame, proveniente dalla zona.
A Canate viene portata la luce negli anni trenta, e la quasi totalità delle case che compongono la piccola frazione del Comune di Davagna, sono dotate di un proprio impianto elettrico con trecce di rame rivestite in filato di cotone, isolatori, interruttori e prese in ceramica. All’inizio del paese provenendo da Marsiglia è ancora ben visibile un vecchio palo cabina dal quale partiva la distribuzione per tutto il paese. Anche le stradine che attraversano il piccolo borgo erano dotate di pubblica illuminazione, come testimoniano ancora i resti di alcuni punti luce.
L’approvvigionamento idrico era assicurato da un bel trogolo ancora oggi funzionante e ben conservato, posto all’inizio del borgo percorrendo il sentiero da San Martino di Struppa, dove gli abitanti di Canate si rifornivano di acqua e dove venivano portati ad abbeverarsi gli animali.
Alcune case avevano delle piccole vasche in muratura addossate ai muri di perimetro che venivano utilizzate per la raccolta delle acque piovane provenienti dalle coperture; l’acqua così raccolta veniva poi utilizzata per l’irrigazione degli orti, antistanti le abitazioni e le vicine fasce coltivate.
La quasi totalità delle case di Canate disponeva di un piano terra, a volte addossato per un lato ad un muro di fascia e destinato a stalla o cantina e di uno o più piani superiori destinati all’abitazione collegati tra loro mediante scala interna in legno.
La cucina era posizionata al piano immediatamente sopra la stalla o cantina, mentre le camere da letto erano ubicate ai piani superiori della casa; da quello che si può ancora notare oggi le cucine erano dotate di lavandini in marmo alla genovese e “runfò” a legna per la cottura dei cibi.
Una elemento caratterizzante nelle case di Canate è la massiccia presenza ai piani terra di botti di legno, torchi e damigiane, segno evidente che le fasce nei dintorni del paese dovevano essere coltivate per la maggior parte a vite; oggi rimangono pochi filari nella parte bassa dell’abitato, ma un tempo questa coltivazione doveva essere molto diffusa. Non mancano naturalmente i resti di vecchie mangiatoie ancora ottimamente conservate segno evidente della presenza di un buon numero di capi di bestiame, per lo più bovini, che durante il periodo primaverile ed estivo venivano portati al pascolo sulle pendici dei monti Alpesisa e Lago.
Come riportato nel bel libro di Marco Fezzardi “Monte Bano, molte storie”, alla fine degli anni ’40 Canate era abitato da una trentina di famiglie per circa 150 persone, mentre nel 1951, dati censimento ISTAT, i residenti erano ancora 96. Sul finire degli anni ’50 con la costruzione della strada carrabile che raggiungerà la frazione di Marsiglia, il borgo di Canate si spopolerà definitivamente e gli ultimi suoi abitanti si trasferiranno proprio in quel di Marsiglia. La frazione di Marsiglia era punto di riferimento per le funzioni religiose e funebri, disponendo di una chiesa, dedicata a San Giovanni Battista, e di un piccolo cimitero, mentre in una stanza al piano terra di una casa del borgo era ricavata un aula scolastica dove venivano tenute le lezioni; la maestra raggiungeva a piedi o a dorso di mulo da Marsiglia la piccola frazione di Canate, allora vero e proprio spauracchio viste le difficoltà che ci si doveva sobbarcare per raggiungerla.
La zona intorno a Canate di Marsiglia, così come tutta la Val Bisagno è stata teatro a partire dall’autunno del 1943, della resistenza partigiana contro i nazifascisti. Bisagno, all’anagrafe Aldo Gastaldi, è stato forse uno dei partigiani più conosciuti nella zona, e diede vita a Cichero ad una importante formazione partigiana che diventerà poi la Divisione Garibaldina Cichero.
Anche il piccolo borgo di Canate fu protagonista di una rappresaglia nazifascista che portò all’incendio del paese, così come testimoniato dal cippo in marmo posto al centro del paese, che così riporta: “…i partigiani della Brigata Volante Severino Divisione Garibaldina Cichero, dedicano con animo grato alla generosa partecipazione della gente di Canate che ha sfidato l’arroganza e la violenza nazifascista subendo con coraggio la feroce rappresaglia nemica che ha dato alle fiamme il villaggio. VI° Zona Operativa 1994-1945”.
Varie sono le possibilità di arrivare al paese di Canate di Marsiglia, lungo le antiche vie di comunicazione che sono rimaste le medesime di un tempo: tre sono gli itinerari principali che si suggeriscono. Il primo parte da San Martino di Struppa, ed è sicuramente l’itinerario più facile e meno faticoso, ma al tempo stesso anche il più lungo (circa due ore), che si sviluppa a mezza costa lungo le pendici meridionali dei monti Alpesisa e Lago (segnavia un cerchio rosso sbarrato).
Si può raggiungere inoltre il paese partendo dalla frazione di Marsiglia in Comune di Davagna: il sentiero, segnalato dapprima con una D rossa in campo bianco e successivamente, con una B rossa in campo bianco, conduce in un ora e mezza circa, e con un dislivello di circa 200 metri al borgo di Canate.
Infine si può percorrere a partire dal Ponte di Cavassolo, l'originario sentiero utilizzato dagli abitanti di Canate per recarsi a Genova, caratterizzato da una serie di scalini in pietra (circa 1100) intervallati da brevi tratti in piano, che in circa 45 minuti conduce al paese.
Bibliografia
•Marco Fezzardi: Monte Bano, molte storie. Guida ai villaggi abbandonati alle spalle di Genova – Edizioni Grafiche G7 – anno 2004;
•Sui sentieri della resistenza – Dal Turchino all’ Aveto – Edizioni Sagep – anno 1997.

il paese visto da sud

panorama del paese

panorama verso il monte lago

Case all' inizio del paese